{"id":347,"date":"2020-05-11T09:36:19","date_gmt":"2020-05-11T09:36:19","guid":{"rendered":"https:\/\/ilradiologo.org\/wp1\/?p=347"},"modified":"2020-05-11T09:36:21","modified_gmt":"2020-05-11T09:36:21","slug":"dallinfinitamente-piccolo-la-consapevolezza-della-nostra-fragilita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilradiologo.org\/wp1\/2020\/05\/11\/dallinfinitamente-piccolo-la-consapevolezza-della-nostra-fragilita\/","title":{"rendered":"Dall&#8217;infinitamente piccolo la consapevolezza della nostra fragilit\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong><em>Gabriele Gasparini<\/em><\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>La primavera del 2020 non la scorderemo facilmente. Rispetto a molte altre notizie che emergono nella vita di chi lavora in ospedale questa volta la notizia dell\u2019esistenza dell\u2019epidemia nei nostri nosocomi non \u00e8 iniziata come \u201cvoce di corridoio\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Brutalmente i media, con una velocit\u00e0 che si avvicina al tempo immediato, ci hanno urlato l\u2019arrivo del contagio. Contagio temuto ma fino a quel momento ritenuto lontano. In un mondo in cui la tecnologia ci permette di superare i nostri limiti fisici in quasi ogni azione della nostra vita, in quasi ogni pensiero che si affaccia alla nostra mente, pensavamo che un essere invisibile da cui origina una paura atavica come quella del contagio potesse seguire ritmi e tempi squisitamente animali, \u201cnaturali\u201d, atecnologici. Come se la nostra azione non cambiasse il mondo che ci ospita. Pensavamo al virus come entit\u00e0 nascosta nel verde profondo di una giungla lontana, credevamo che una volta disturbato potesse colpire solo chi aveva osato scovarlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci siamo resi conto che anche questo nuovo virus involontariamente (anche se dubito abbia una volont\u00e0, perlomeno intesa come noi la intendiamo) utilizza non solo noi, come \u00e8 naturale che sia, ma anche la nostra tecnologia. Arriva a muoversi alla velocit\u00e0 massima di un jet. Non male per un esserino senza gambe.<\/p>\n\n\n\n<p>In realt\u00e0 qualche dubbio sul fatto che questa epidemia localizzata in un paese lontano non potesse seguire le fortunate sorti della SARS CoV del 2002 (8.096 casi, 774 decessi in 17 paesi) qualcuno l\u2019aveva. E cos\u00ec un venerd\u00ec sera di fine febbraio all&#8217;emergere reale nel Belpaese di questo nuovo CoV c\u2019\u00e8 stata una immediata risposta materializzata dalla chiusura di un ospedale con all\u2019interno malati e personale e dall\u2019isolamento garantito dalla forza pubblica di una quindicina di Comuni.<\/p>\n\n\n\n<p>Alle immagini in TV, alle notizie sui social (che hanno lo stesso effetto di un messaggio di un pari et\u00e0 nell&#8217;adolescenza) seguivano le telefonate e i contatti con i Colleghi prigionieri che faticavano a realizzare sia di vivere un incubo che di aver perso la libert\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Come medico e come sindacalista mi sono trovato a dover rispondere a queste persone. Era stato superato un confine. Si era passati dal nostro ordinario gi\u00e0 difficilmente sostenibile, ad un nuovo, sconosciuto, straordinario. L&#8217;eccezionalit\u00e0 del momento richiedeva che fossero scelte parole, frasi che potevano riflettersi nell\u2019immediato in un peggioramento della situazione e nel tempo nel determinare la vita o la morte di persone. La risposta immediata che ho dato \u00e8 stata la pi\u00f9 scontata: segui le indicazioni delle autorit\u00e0. Leggerla cos\u00ec in queste righe fa un po&#8217; ridere, sembra una risposta ovvia. Ma se ci guardiamo alle spalle in questi giorni di epidemia ora divenuta pandemia, con questo mese di esperienza vissuta nella nuova realt\u00e0, ci rendiamo conto che questa indicazione che prendeva vita nei primi minuti di questa emergenza, non \u00e8 stata seguita dalla maggioranza delle persone del nostro Paese con tutti gli effetti che abbiamo sotto gli occhi e nella nostra mente.<\/p>\n\n\n\n<p>Il giorno successivo in ospedale il personale era incredulo e gi\u00e0 iniziava ad avere paura. In una citt\u00e0 come Venezia quarantena ed isolamento sono di casa da secoli.<\/p>\n\n\n\n<p>La lontananza dal contagio in terra asiatica si era notevolmente ridotta e gi\u00e0 dopo poche ore nuove notizie segnalavano un ulteriore riduzione di questa distanza, il virus era sempre di pi\u00f9 nei nostri ospedali. Il cerchio si restringeva con la conseguenza dell&#8217;esplosione delle famose voci di corridoio. Non erano belle voci e come sempre erano per lo pi\u00f9 infondate e prevalentemente contribuivano non poco a minare l&#8217;umore del personale. In una fase iniziale c\u2019era il tempo per alimentarle, la drammatica realt\u00e0 le ha fatte sparire. Drammatica realt\u00e0 che ha superato la fantasia.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo un weekend in ospedale passato a rassicurare il personale mi chiedevo cosa ci si sarebbe aspettato l\u2019indomani, il luned\u00ec. La risposta a questa mia domanda non si \u00e8 fatta attendere ed immediatamente, in questa nuova era Covid19, sono iniziate un numero notevole di riunioni a tutti i livelli. Anche le OOSS sono state interessate da subito con incontri pomeridiani che ininterrottamente durano ancora (e siamo a un mese dall&#8217;inizio della pandemia). Incontri congiunti fra dirigenti e comparto, il virus non infetta in base al contratto di lavoro. Non so se sar\u00e0 una perdita di tempo e per quanto tempo ci potremmo permettere queste riunioni, so che la partecipazione \u00e8 massima e che qualche problema lo abbiamo risolto. Ma resta ancora molto da fare.<\/p>\n\n\n\n<p>Simultaneamente sono iniziati a scoppiare i conflitti che nel luogo di lavoro, come si sa, sono alimentati prevalentemente dai pregiudizi. Ma una cosa \u00e8 emersa molto presto: potremmo uscire da questo dramma se tutti fanno la loro parte e se le scelte saranno adeguate. Oggi, purtroppo, siamo in parte \u201cfacilitati\u201d nelle scelte dal gravoso superamento della remora finanziaria. Superamento culminato dalla scelta governativa di estendere a tutt\u2019Italia la zona rossa. Scelta italiana che ha preceduto quella molti altri Paesi. La nostra economia subisce ogni ora un forte colpo ma l\u2019unica cosa che possiamo fare oggi \u00e8 cercare di risolvere il problema sanitario per poi dedicarci a quello economico. Nulla di nuovo sotto il sole, basta studiare un po&#8217; di storia.<\/p>\n\n\n\n<p>Per far questo occorrono risorse ma occorre anche che la popolazione faccia la sua parte per mantenere il suo stato di salute e non diffondere il contagio.<\/p>\n\n\n\n<p>Aspetto di primaria importanza oltre all\u2019organizzazione sanitaria \u00e8 la risposta del personale. Non \u00e8 difficile capire che se il personale si sente tutelato lavora meglio, se si fa squadra ancora di pi\u00f9. Lo so questi concetti sono difficili per alcuni ma pi\u00f9 la pandemia si diffonde e pi\u00f9 qualsiasi scelta porta a conseguenze irreversibili.<\/p>\n\n\n\n<p>Certe scelte iniziali come \u201cnon mettete le mascherine perch\u00e8 create allarmismo\u201d o \u201c\u00e8 una banale influenza\u201d oggi drammaticamente e molto amaramente ci fanno ammiccare. Non saranno dimenticate. Gli operatori sanitari non sono eroi perch\u00e9 lavorano in questi tristi giorni, fanno quello che hanno sempre fatto. Sono eroi quando sono costretti a farlo senza le adeguate protezioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Le difficolt\u00e0 iniziali sono maturate in un contesto di emergenza e hanno riguardato ad esempio l\u2019applicazione della definizione di contatto stretto, con l\u2019arrivo in periferia di variabili interpretazioni delle modalit\u00e0 scandite a livello centrale con improbabili intervalli di tempo oscillanti dalle tre ore ai 15 minuti e da distanze espresse in metri fra Paziente e sanitario, o la comunicazione al personale della necessit\u00e0 di assentarsi dal lavoro in quarantena o in isolamento, stati la cui violazione \u00e8 disciplinata da articoli diversi del Codice Penale (rispettivamente il 650 e il 452). Oppure la difficolt\u00e0 di armonizzare l\u2019uso dei dispositivi di protezione individuali nel personale con la conseguenza di far nascere ulteriori conflitti.<\/p>\n\n\n\n<p>Il continuo cambiare delle direttive, giustificato dall\u2019evolvere della situazione, ha determinato il nascere di innumerevoli comunicazioni che giornalmente popolano i nostri dispositivi informatici e che in gran parte non vengono letti, capiti e tantomeno seguiti. Una infodemia che trova terreno fertile nella burocrazia che da tanto tempo noi medici additiamo come uno dei nostri principali problemi (molti iniziano a chiamarla buropazzia).<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 tanto difficile accogliere un documento ministeriale e riproporlo nella scala gerarchica tale e quale, magari ricopiato, ma tale e quale, corto e semplice senza vederlo seppellire da miriadi di altre comunicazioni e senza creare varianti con parole diverse che allungano il brodo? Certo anche le Regioni hanno le loro prerogative che debbono suscitare fatti migliorativi delle disposizioni centrali. Migliorativi per la popolazione si intende.<\/p>\n\n\n\n<p>Il dialogo con i rappresentanti della Regione del Veneto \u00e8 stato pi\u00f9 complicato ed \u00e8 avvenuto dopo ripetute richieste ufficiali dell\u2019intersindacale. Questo dialogo \u00e8 continuato in forma di ulteriori richieste ufficiali delle OOSS volte a bloccare l\u2019accesso negli ospedali e nei poliambulatori pubblici e convenzionati dei Pazienti con esami differibili. Blocco richiesto per non diffondere il contagio.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche la radiologia \u00e8 colpita dalla valanga di disposizioni e reagisce con documenti scientifici che la rendono protagonista in questo difficile momento. Spesso per\u00f2 \u00e8 considerata un \u201cambulatorio\u201d in una visione arcaica della realt\u00e0. Chi ci lavora \u00e8 esposto al contagio perch\u00e9 \u00e8 in prima linea e deve essere tutelato. La radiologia \u00e8 il crocevia dell\u2019ospedale, se il suo personale non \u00e8 adeguatamente tutelato diviene una delle principali vie di diffusione del contagio con il rischio di trasformare questa malattia in un\u2019epidemia nosocomiale. Individuare ed isolare i sanitari positivi al virus, cercare di mantenere separati i Pazienti infetti, fornire al personale i DPI e comunicare in modo efficace, semplice e comprensibile sono mosse necessarie per non diffondere il contagio.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 certo la prima epidemia nel nostro pianeta ma due cose sono certe: \u00e8 la prima pandemia in un mondo globalizzato in cui le informazioni viaggiano alla velocit\u00e0 della luce; per la maggior parte di noi \u00e8 una assoluta novit\u00e0. Gli eventi che si stanno svolgendo ora in certe zone del nord Italia sono pi\u00f9 drammatici e gravi rispetto ad altre aree del Paese. Pu\u00f2 essere visto come un vantaggio che permette di non ripetere gli stessi errori o pu\u00f2 essere solo un\u2019anteprima di quello che vivremo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gabriele Gasparini La primavera del 2020 non la scorderemo facilmente. Rispetto a molte altre notizie che emergono nella vita di chi lavora in ospedale questa volta la notizia dell\u2019esistenza dell\u2019epidemia nei nostri nosocomi non \u00e8 iniziata come \u201cvoce di corridoio\u201d. 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