{"id":377,"date":"2021-03-20T11:12:54","date_gmt":"2021-03-20T11:12:54","guid":{"rendered":"https:\/\/ilradiologo.org\/wp1\/?p=377"},"modified":"2021-03-20T11:12:57","modified_gmt":"2021-03-20T11:12:57","slug":"lo-scheletro-nellarmadio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilradiologo.org\/wp1\/2021\/03\/20\/lo-scheletro-nellarmadio\/","title":{"rendered":"Lo scheletro nell\u2019armadio"},"content":{"rendered":"\n<p>di Paola Cosmacini<\/p>\n\n\n\n<p>Riprendiamo il problema legato alla esposizione nei musei dei resti umani, mummificati o scheletrici che siano. Esso \u00e8 infatti tutt\u2019ora causa della costante incertezza dei curatori, divisi tra esporre nelle sale oppure riporre in magazzino ci\u00f2 che viene definito \u00abarchivio biologico\u00bb e cio\u00e8 i resti umani oggetto di studio della paleopatologia e, per estensione, della storia della patologia umana.<\/p>\n\n\n\n<p>Noi radiologi siamo coinvolti poich\u00e9 l\u2019esame TC delle mummie permette di contribuire a disvelare il passato. Il \u201cla\u201d lo diede un italiano, Mario Bertolotti nel 1913. Quell\u2019anno pubblic\u00f2 i risultati di un esame radiografico da egli stesso eseguito alla Salp\u00eatri\u00e8re per verificare la eventuale presenza di gioielli nascosti tra il bendaggio di una mummia egizia della XI dinastia e che, invece, evidenzi\u00f2 un vizio di differenziazione regionale della colonna vertebrale, cos\u00ec \u00absegnando l\u2019inizio della paleoradiologia nello studio dei resti mummificati\u00bb. Oggi, con l\u2019<em>Horus study <\/em>abbiamo avuto anche dimostrazione che si pu\u00f2 gettar luce sulla eziopatogenesi di malattie mai scomparse. E c\u2019\u00e8 chi inizia a sostenerne che una <em>mummy medicine<\/em> potrebbe un giorno influenzare anche le nostre scelte terapeutiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Le mummie furono considerate oggetti di ricerca a cominciare dalla importante svolta data da Augustus Bozzi Granville alla Royal Society di Londra nel 1825 (<strong>Figg. 1 <\/strong>e <strong>2<\/strong>). <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"783\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/ilradiologo.org\/wp1\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/276810C6-5994-4E34-8484-84AF99E5A542-783x1024.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-379\" srcset=\"https:\/\/ilradiologo.org\/wp1\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/276810C6-5994-4E34-8484-84AF99E5A542-783x1024.jpeg 783w, https:\/\/ilradiologo.org\/wp1\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/276810C6-5994-4E34-8484-84AF99E5A542-229x300.jpeg 229w, https:\/\/ilradiologo.org\/wp1\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/276810C6-5994-4E34-8484-84AF99E5A542-768x1005.jpeg 768w, https:\/\/ilradiologo.org\/wp1\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/276810C6-5994-4E34-8484-84AF99E5A542-696x911.jpeg 696w, https:\/\/ilradiologo.org\/wp1\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/276810C6-5994-4E34-8484-84AF99E5A542-1068x1397.jpeg 1068w, https:\/\/ilradiologo.org\/wp1\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/276810C6-5994-4E34-8484-84AF99E5A542-321x420.jpeg 321w, https:\/\/ilradiologo.org\/wp1\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/276810C6-5994-4E34-8484-84AF99E5A542.jpeg 1167w\" sizes=\"auto, (max-width: 783px) 100vw, 783px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/ilradiologo.org\/wp1\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/5B115246-C7F0-4E4D-B56E-9CF65E8234A5.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-378\" width=\"600\" height=\"368\" srcset=\"https:\/\/ilradiologo.org\/wp1\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/5B115246-C7F0-4E4D-B56E-9CF65E8234A5.jpeg 600w, https:\/\/ilradiologo.org\/wp1\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/5B115246-C7F0-4E4D-B56E-9CF65E8234A5-300x184.jpeg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><figcaption>Figg. 1-2: Immagini tratte da A. Bozzi Granville, An Essay on Egyptian Mummies; with Observations on the Art of Embalming Among the Ancient Egyptians, in \u00abPhilosophical Transactions of the Royal Society of London\u00bb 1825, 115: 269-316.\u00a0<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Dopo avere tenuto in casa propria, e per parecchio tempo, una mummia proveniente dall\u2019antica Tebe, la sezion\u00f2 cos\u00ec minutamente fino a farla sparire: fu la prima autopsia eseguita su una mummia. Da noi scheletri, mummie e ossa considerati \u201cintoccabili\u201d, ma al contempo esposti al pubblico da sempre, sono quelli delle Catacombe dei Cappuccini di Palermo, di San Bernardino alle Ossa a Milano e del Convento dei Frati Minori Cappuccini a Roma.<\/p>\n\n\n\n<p>In un precedente articolo cercai di rispondere a due domande: \u00abma che diritto si ha di indagare con disinvoltura su questo <em>archivio<\/em> proprio come se si trattasse di un archivio fossile, se non addirittura cartaceo? Fino a che punto \u00e8 lecito disturbare questi resti umani nel loro sonno eterno?\u00bb. Oggi ne aggiungo altre due: \u00abil corpo \u00e8 considerato un semplice involucro dell\u2019anima che, dopo il trapasso, perde ogni importanza? Fino a quando esso ci appartiene?\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Per rispondere, alla conferenza internazionale <em>Human remains. Ethics, Conservation, Display<\/em>, che ha fatto incontrare a Pompei e Napoli (20-21 maggio 2019) specialisti italiani e internazionali per una riflessione sui resti umani come materiale sensibile, ha subito fatto seguito il Museo Egizio di Torino che ha organizzato il secondo atto della conferenza (30 settembre \u2013 1\u00b0 ottobre 2019). Dai calchi di Pompei alle mummie egizie, archeologi e&nbsp; egittologi, antropologi, restauratori, sociologi, curatori e operatori di musei e, ovviamente, anche medici (e <em>in primis<\/em> il medico legale, il paleopatologo e il radiologo) hanno affrontato il problema della conservazione e della visualizzazione dei resti umani, consapevoli del fatto che una variet\u00e0 di \u201cstrategie espositive\u201d sono gi\u00e0 state adottate da diverse istituzioni e che certamente non esiste una risposta unica&nbsp;alla questione dell\u2019accettabilit\u00e0 o meno della esposizione umana.<\/p>\n\n\n\n<p>Il \u201cdilemma morale\u201d imbriglia gli studi in \u201clinee guida\u201d dai risvolti etici per sottolineare l\u2019esistenza della persona contestualmente alla presenza del suo simulacro: il reperto archeologico, l\u2019oggetto, ritorna a essere <em>soggetto<\/em>: una questione etica di primaria importanza nelle moderne scienze biomediche. Pertanto, in questo discorso, sono coinvolti anche i giuristi perch\u00e9 per sapere se il corpo ha ancora dei diritti, e se tali diritti vengono considerati di minore importanza rispetto al valore scientifico che racchiude, esistono riferimenti e codici di comportamento internazionali, a partire proprio dall\u2019art. 4.3 del codice etico ICOM: <em>\u00abExhibition of Sensitive Materials Human remains and materials of sacred significance must be displayed in a manner consistent with professional standards and, where known, taking into account the interests and beliefs of members of the community, ethnic or religious groups from whom the objects originated. They must be presented with great tact and respect for the feelings of human dignity held by all peoples\u00bb.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Christian Greco, direttore del Museo Egizio di Torino, si chiede (retoricamente?) se sottrarre i resti umani alla visione pubblica sia la soluzione migliore e se porre tali reperti e sigillarli dentro una scatola e riporli all\u2019interno di un magazzino rappresenti una dimostrazione di rispetto. Lo \u201cscheletro nell\u2019armadio\u201d \u00e8 davvero la migliore soluzione?<\/p>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0 anni fa, l\u2019antropologa australiana Jasmine Day, citando un noto passo dell\u2019Amleto, invitava a riflettere sulla ragionevolezza dei nostri giudizi e concludeva che \u00abla soluzione \u00e8 una combinazione di pubblica educazione sulla morte, sul corpo, sulle differenze culturali e un ripensamento dei problemi da parte dei curatori per produrre esposizioni che coltivino efficacemente nei visitatori un senso di rispetto per gli antichi Egizi\u00bb. E per parte sua l\u2019Istituto di Medicina Evoluzionistica (IEM) di Zurigo aveva risolto il problema internamente dandosi un codice etico e poi proponendo, per una discussione futura, una bozza di \u00ab<em>ethical standards<\/em>\u00bb comuni per la ricerca; in questo discorso rientravano, per esempio, gli eventuali problemi derivanti da nuove metodologie diagnostiche, caratterizzate da un diverso livello di invasivit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Il caso delle mummie egizie \u00e8 per\u00f2 effettivamente un problema a parte. Non va sottostimato infatti che entrare nelle sale delle mummie dei pi\u00f9 grandi musei egizi pu\u00f2 scatenare profonde sensazioni e innescare riflessioni sulla nostra esistenza per coloro che non hanno la fortuna di ritrovarsi sui siti archeologici al momento della scoperta. E ci\u00f2 non da oggi: \u00abLa testa sembrava addormentata pi\u00f9 che morta; le palpebre, ancora frangiate dalle loro lunghe ciglia, facevano brillare tra linee d\u2019antimonio gli occhi di smalto [\u2026] Che sensazione strana! Trovarsi di fronte a un essere umano che viveva alle epoche dove la Storia balbettava appena [\u2026] toccare questa piccola mano dolce e impregnata di profumi che forse un Faraone aveva baciato\u00bb, rifletteva a bordo di una cangia il protagonista di uno dei racconti che hanno fatto la storia della letteratura. E nella realt\u00e0 le cose non andavano diversamente se, qualche anno dopo la pubblicazione di queste parole, alla avvenuta scoperta della tomba KV46 nel 1906 gli archeologici annotavano sul diario di scavo: \u00abLe lampade elettriche furono tenute prima sopra Yuaa e poi sopra sua moglie, e mentre guardavamo i loro volti&nbsp; tranquilli (da cui erano state tolte le bende da qualche antico rapinatore), c\u2019era quasi la sensazione che presto avrebbero aperto gli occhi e sbattuto le palpebre\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>E dunque, come esporle e come, magari, poter interagire con alcune di loro?<\/p>\n\n\n\n<p>A Torino, in <em>The analysis and storage of mummified human remains, ethical considerations and a British Museum perspective<\/em>, Daniel Antoine, curatore della sezione di<em> Bioarchaeology<\/em> e responsabile per la parte di <em>human remains<\/em> della sezione egizia del British, ha risposto a questa domanda mostrando la loro ultima strategia espositiva. Con la Association for Computing Machinery, gli archeologi hanno lavorato in modo proficuo: dopo avere virtualmente sezionato con scansioni TC multi-planari e poi ricostruito in un unico volume il corpo di una mummia, i ricercatori hanno installato una piattaforma di \u201cvisualizzazione interattiva\u201d che consente ai visitatori del Museo di esaminare l\u2019intero volume corporeo e di eseguire, in fasi successive e con opportuni software, l\u2019analisi dettagliata della mummia mediante una lama autoptica virtuale. Non \u00e8 solo un sofisticato esempio di come pu\u00f2 essere fatto un lavoro di analisi sui resti umani, ma \u00e8 anche una novit\u00e0 didattica tanto che il video sulla medicina egizia installato nel Museo di storia della medicina della Sapienza si chiude proprio con alcune immagini di questo studio (<strong>Fig. 3<\/strong>).<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/ilradiologo.org\/wp1\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/F24E2018-AE16-4FB5-800C-0D3EF323FABD-1024x618.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-380\" width=\"957\" height=\"581\"\/><figcaption>Fig. 3: Dal video (a cura di A. Aruta, G. Corbellini e P. Cosmacini), della Sezione egizia del Museo di Storia della Medicina dell\u2019Universit\u00e0 di Roma \u201cLa Sapienza\u201d.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Ma il problema, oggettivamente complesso, rimane aperto.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019arte pu\u00f2 talvolta aiutare cogliendo la complessit\u00e0 della questione e presentandola in modo efficace, unico, spesso anche poetico. E dunque qui mi sia permesso ricordare \u2013 a mo\u2019 di spunto di riflessione \u2013 che nel racconto<em> <\/em><em>Some Words with a Mummy<\/em> di Poe \u00e8 proprio una mummia egizia a farci riflettere sul senso della vita, e a spiegarci come l\u2019imbalsamazione sia solamente la sospensione delle attivit\u00e0 vitali, e che alla fine della avventura di una nota <em>bande dessin\u00e9e<\/em> le mummie del Louvre, disturbate nel loro sonno eterno e dunque risvegliate nel nostro mondo, decidono di lasciare il Museo\u2026 e di tornarsene in Egitto!<\/p>\n\n\n\n<p>Per saperne di pi\u00f9:<br><\/p>\n\n\n\n<p>K. Squires, D. Errickson, N. M\u00e1rquez-Grant (eds.), <em>Ethical Approaches to Human Remains. A Global Challenge in Bioarchaeology and Forensic Anthropology<\/em>, Springer Nature Switzerland AG 2019<\/p>\n\n\n\n<p>S. Cavicchioli, L. Provero (eds.), <em>Public Uses of Human Remains and Relics in History<\/em>, Routledge, New York-London 2020<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Didascalie Figure<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Figg. 1 <\/strong>e<strong> 2<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Immagini tratte da A. Bozzi Granville, <em>An Essay on Egyptian Mummies; with Observations on the Art of Embalming Among the Ancient Egyptians<\/em>, in \u00abPhilosophical Transactions of the Royal Society of London\u00bb 1825, 115: 269-316.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Fig. 3<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Dal video (a cura di A. Aruta, G. Corbellini e P. Cosmacini), della Sezione egizia del Museo di Storia della Medicina dell\u2019Universit\u00e0 di Roma \u201cLa Sapienza\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Paola Cosmacini Riprendiamo il problema legato alla esposizione nei musei dei resti umani, mummificati o scheletrici che siano. 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